IL DIFENSORE DEVE SAPERE DIFENDERE

Il difensore sullo stile di Bonucci che ha piedi da centrocampista per impostare il gioco o per lanciare lungo con la possibilità di mettere gli attaccanti davanti al portiere, piace praticamente a tutti. Guardiola ne è innamorato da tempo memorabile e cerca ogni anno di accaparrarselo, al momento senza successo (Art.: Il talento evidente si scopre da solo leggi qui).

Spesso senti gli allenatori che nei loro “desiderata” in termini di acquisto di calciatori, chiedono un difensore centrale con caratteristiche “alla Bonucci” per indicare un giocatore difensivo che ha piedi delicati ed eleganti per far partire il gioco da dietro. Come se fosse facile trovarne di buoni e con quelle peculiarità.

I giocatori tecnici che hanno sensibilità nei piedi sono stati sempre da me estremamente apprezzati. Un giocatore che con la palla riesce a fare cose interessanti e inusuali, lo guardo sempre con simpatia perché il gesto tecnico sono sempre pronto ad apprezzarlo. (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui).

Spesso la capacità di gestire il pallone con piede delicato non è di pertinenza di molti giocatori e, nel tempo, ho cambiato modo di giudicare soprattutto i difensori, non fissandomi esclusivamente sull’aspetto tecnico, che prima ritenevo fosse basilare, ma guardando una serie di qualità che un buon difensore deve avere (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).

Quali caratteristiche deve avere quindi un difensore perché possa catturare la mia attenzione allora?

Un buon difensore deve saper difendere!

Questa è la verità. Non ci possono essere deroghe. Deve evitare che un avversario lo superi o che possa creare problemi alla sua squadra. La costruzione del gioco, il lancio lungo, la verticalizzazione, non possono essere prioritari ma devono seguire la valutazione di altri parametri: ovvero, come si comporta il difensore negli uno contro uno, come gioca sulla linea difensiva, se da protezione al compagno che attacca la palla. Devo guardare poi se ha capacità di intercettare palloni vaganti, se ha intelligenza per comprendere l’esito dell’azione e posizionarsi di conseguenza, se ha forza nei contrasti, se brilla nel gioco aereo.  E ancora, se ha intelligenza calcistica e quindi attua la scelta giusta tra l’attesa o l’anticipo, non privilegiando sempre l’uno al posto dell’altro.  Se è troppo irruento, se mantiene la calma nelle situazioni scabrose. Come mette il corpo quando viene puntato dall’avversario, se è esplosivo nel breve allo scopo di non farsi prendere il tempo dagli attaccanti più rapidi.

E poi, deve possedere doti caratteriali importanti come la ferocia agonistica e apprezzo molto anche l’eventuale capacità di guidare un reparto, che costituisce un “plus”.

Quando ha percentuali di successo importanti nei parametri indicati, vado a guardare anche l’aspetto tecnico, che potrebbe risultare irrilevante, qualora dai suddetti parametri emergesse un giocatore che ha scarse qualità difensive. Apprezzo moltissimo quei giocatori forti sull’uomo, che risultando praticamente insuperabili nei duelli, magari non sono troppo tecnici e, consapevoli dei loro limiti in possesso palla, effettuano la giocata più semplice. Sulla falsariga di quei marcatori vecchia maniera che lasciavano poco spazio all’estetica perché troppo dediti all’efficacia.

In questo momento Chiellini ha raggiunto una maturità difensiva davvero incredibile, pur non essendo un fine dicitore sotto il profilo tecnico.

Ma attenzione, il difensore palla al piede non deve fare danni!  Recentemente nella coppa America ho visto (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui) un difensore insuperabile, che univa alle ottime capacità difensive, anche eccellenti capacità atletiche. Palla al piede ha regalato nel giro-palla difensivo tre palloni agli avversari mettendoli praticamente davanti al proprio portiere, come il migliore degli assist man, andando a distruggere quanto di buono faceva nei momenti precedenti.

Andando indietro nel tempo, senza paura di essere smentito, ricordo Coulibaly che, con Benitez al primo anno di Napoli, ne combinava davvero tante, palla al piede, andando a vanificare lo strapotere atletico che lo contraddistingueva. 

Un difensore davvero forte difensivamente che risponde ad una sorta di difensore puro è il nuovo acquisto del Verona Rrhamani, kosovaro che, se conferma le qualità dimostrate nell’ultimo anno nella Dinamo Zagabria e nella nazionale, può risultare una bella sorpresa per il campionato italiano.


 

IL TALENTO EVIDENTE SI SCOPRE DA SOLO

Mi hanno sempre fatto sorridere molto quegli articoli di giornale dove si parla di Tizio come scopritore di Maradona, di Caio come scopritore di Messi e di Sempronio come scopritore di Ronaldo, come se dei talenti così evidenti avessero bisogno di essere “scoperti”. Sono uno strenuo sostenitore della teoria che lo scout deve intravedere delle qualità in un giocatore che può fare poi una discreta carriera in qualche buon campionato. Questo è il suo ruolo, perché il talento evidente lo vedono tutti e un buon osservatore deve intuire se ci sono qualità nei giocatori dal talento meno eclatante (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).

Un talento evidente viene addirittura notato da chi ha poche o nessuna competenza della materia calcistica. Nel 1982 vidi la mia prima partita di calcio in televisione ed avevo nove anni. (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui). Si trattava della gara inaugurale dei mondiali che ci videro vittoriosi in Spagna, tra Belgio e Argentina. Tra i Sudamericani giocava LUI, Maradona, il più grande e, vidi questo giocatore che prendeva palla a centrocampo e saltava come birilli gli avversari per poi arrivare a concludere. Alla terza volta che lo fece, chiesi informazioni a mio padre su chi fosse quel giocatore. Era la prima partita che vedevo e capii che quel giocatore non era come gli altri.

Quindi un talento evidente lo è anche per colui che vede per la prima volta una partita di calcio. Una situazione non dissimile mi capitò anni fa mentre vedevo la Primavera del Lecce in una località chiamata Calimera ed ero con mia madre che mi faceva compagnia allo stadio sfogliando le pagine del suo libro. C’era un giocatore che aveva un passo troppo diverso dagli altri e prendeva palla e superava con facilita tutti gli avversari che cercavano di fermarlo. Niente poteva ostacolarlo, dato il suo strapotere fisico e tecnico: Si trattava di Bojinov che, in quella squadra rappresentava il talento evidente. All’ennesima volta che superava gli avversari, la mia mamma ha sollevato lo sguardo dal suo libro per chiedermi chi fosse quel ragazzo così più forte degli avversari. Si trattava di un talento evidente.

Per cui – se vedete un giovane giocatore dal talento evidente – due sono le possibilità, o lo ha già preso la galassia “Red Bull” o c’è l’ha in procura Raiola (Art.: Sui talenti arrivano prima la Red Bull e Raiola e non è un caso: leggi qui). Parliamo della società che a mio parere fa oggi il migliore scouting nel mondo o del procuratore che ha il migliore occhio per i giovani talenti, ma questi aspetti saranno approfonditi in altri articoli, perché il talento di chi sa fare scouting va notato e segnalato, esattamente come si fa con i calciatori. 


 

SEGUIRE UN METODO DI SCOUTING

Lavoro per la società di calcio tal dei tali nel reparto scouting. Bene! Concretamente come si organizza e sviluppa il tuo lavoro?

Il lavoro di scouting deve rispondere concretamente alle diverse esigenze di una squadra ed ogni team ha degli obiettivi da raggiungere nell’ambito della ricerca dei profili idonei a essere inseriti nella propria rosa. Tendenzialmente però ogni compagine ha due tipi di richieste che sottopone ai priori scout: la prima è rappresentata dalla relazione sul singolo calciatore che può riguardare l’approfondimento delle caratteristiche  fisiche e tecniche  di un profilo (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui) che può derivare o da un suggerimento di un addetto ai lavori, o dalle proposte di un procuratore o ancora, dai profili che sono stati estrapolati dagli altri osservatori a cui è stato affidato un determinato campionato (le cosiddette “relazioni incrociate”). La seconda richiesta è rappresentata dall’assegnazione di un campionato allo scout che deve evidenziare, al termine del suo lavoro, i profili che lo hanno colpito, corredati da report con parte oggettiva sulle caratteristiche evidenti fisiche e tecniche del giocatore e quella con il giudizio dello scout basato su un criterio di soggettività.

Nel lavoro inerente l’assegnazione di un campionato può essere importante una variante che ritengo fondamentale è che può davvero fare la differenza: l’opportunità di scrivere due righe su ogni giocatore di ogni squadra che, se da un lato rende il lavoro lungo e massacrante, dall’altro differenzia lo scout e permette alla sua attività di diventare un’arte. In questo senso assume decisiva importanza il modo di archiviare (Art.: Come e quando archiviare le partite leggi qui) ed è fondamentale scrivere i propri appunti al termine della visione del match come se fosse un’unica attività, quasi assimilabile al terzo tempo di una partita che deve essere “visto” per assicurare completezza allo svolgimento del lavoro.

Per ogni calciatore scrivo nome e cognome, anno di nascita e altezza, il ruolo e due righe che lo sintetizzano e lo identificano; ad esempio la struttura fisica, se è rapido e veloce, se è mancino, se ha gamba, etc., cercando di scrivere informazioni utili per il ruolo che ricopre. Più volte osservo il giocatore, più informazioni vado a inserire. Al termine metto una frase che è rappresentativa del mio modo di archiviare: se il giocatore l’ho visto una volta e mi ha colpito positivamente, segue la dicitura: “buone sensazioni”; oppure la dicitura “da rivedere” sintetizza un giocatore a cui non riconosco particolari qualità, o di cui non sono riuscito a cogliere in quella partita le sue reali potenzialità che mi riservo di approfondire.

Nella seconda o terza visione del giocatore riesco ad avere un quadro più chiaro non solo delle sue peculiarità, ma riesco anche a giudicarlo con maggiore serenità, grazie ad un numero di informazioni maggiori in mio possesso  e quindi posso aggiungere la dicitura “buon giocatore” al giocatore che mi ha colpito, che per me è davvero importante in quanto questo giocatore andrà a finire nel “campino riepilogativo” che altro non è che un file excel, in cui sono presenti tutti i ruoli in cui si suddividono i reparti, oltre ovviamente al portiere.

Questo file assume rilevanza fondamentale quando il responsabile dell’area tecnica andrà cercare gli atleti idonei per quel determinato ruolo da riempire: basterà andare sui vari campini dei vari campionati per trovare il profilo adatto.

Un buon osservatore deve essere in grado di lavorare per squadre di categorie diverse, in campionati di diverse nazioni e deve essere preparato a fornire validi suggerimenti in ogni situazione (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui).

Per questo un’ulteriore evoluzione di archiviare le informazioni sui giocatori che vedo è stata l’introduzione di nuove diciture finalizzate a fornire giudizi: “giocatore TOP” per la primissima scelta e “giocatore discreto” per giocatori che non segnalo, ma di cui percepisco delle qualità, che possono tornare utili.

Questo da un lato mi consente di avere archiviati anche giocatori per club di primissimo piano e dall’altro, mi permetterebbe di poter fornire suggerimenti anche a team che appartengono a campionati di seconda fascia, intendendo per prima fascia quelli appartenenti a Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna.

Nello svolgimento del lavoro assegnato o comunque quando si viene incaricati di seguire un campionato o una manifestazione, devo guardare una serie di squadre ed il pericolo in cui mi imbatto e che rappresenta una delle maggiori difficoltà, è la scarsa qualità delle immagini, intesa come scarsa qualità delle riprese che, o sono ad altezza d’uomo e non dall’alto (questo capita spesso con le immagini inerenti le Under 17 e Under 19), o sono troppo distanti, rendendo arduo il riconoscimento del numero della maglia oppure – e ciò accade davvero molto spesso – il sole si diverte a rendere davvero difficile l’individuazione dei calciatori. Ulteriore difficoltà a cui bisogna far fronte è quella inerente le scarse immagini presenti circa la singola squadra da osservare e questo rappresenta, a mio parere, un problema perché ho bisogno di vedere una squadra almeno tre volte affinché il lavoro “giocatore per giocatore” abbia senso. Per cui, quando ho ragionevole dubbio che possono esserci delle problematiche a causa della scarsa qualità delle immagini (su cui il provider non ha ovviamente responsabilità), il lavoro che svolgo prima di iniziare è quello della scelta delle partite dove l’immagine è nitida, che saranno le prime ad essere osservate, allo scopo di consentirmi di memorizzare delle caratteristiche dei giocatori che, se registrate nella mia mente, mi consentiranno di essere approfondite nelle partite con qualità delle immagini inferiore – che saranno le seconde o le terze ad essere visionate – allo scopo di fornire un giudizio sereno sul giocatore. Va da se che in certe situazioni subentra un pò di esperienza e mestiere nella prima individuazione del calciatore con immagini video non eccelse: il colore delle scarpe o la capigliatura possono davvero aiutare.

Quello appena descritto rappresenta una parte di metodologia di lavoro che vuole essere un supporto per chi sta iniziando e si imbatte nelle difficoltà in cui mi imbatto quotidianamente nella gestione di questa attività. Si può prendere spunto e personalizzare il metodo. L’importante, si sa, è il risultato finale.


 

COSA CERCO IN UN CALCIATORE

Dopo tanti anni che guardo partite, mi rendo conto che ho metabolizzato quelli che sono i criteri di riferimento nel determinare se un giocatore merita di essere segnalato. Le regole che mi ero impartito all’inizio lasciano spazio ad altro, tanto che adesso posso dire con certezza che è diventata una questione di puro istinto. Un giocatore mi colpisce e solitamente mi fa accendere la spia, quando risponde a una serie di caratteristiche che a priori, nel tempo, ho definito e codificato (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).

Una domanda ricorrente che mi viene rivolta quando spiego quello che faccio è la seguente: ma cosa guardi in un giocatore?

Domanda che merita risposte chiare allo scopo di dissipare una serie di dubbi e, possibilmente, descrivere un metodo che devo ricodificare, dato che devo fare riferimento all’istinto che con fatica mi sono costruito negli anni e ripartirlo in una serie di regole, che sono quelle che hanno contribuito a elaborarlo.

La prima cosa che osservo è la coerenza del calciatore al ruolo, nel contesto del modulo di riferimento, che detto così, sembra un concetto estremamente difficile, ma che in realtà può essere spiegato con parole più semplici.

Partiamo dalla linea difensiva: vedo se è composta a tre o a due difensori centrali, cercando difensori più strutturati fisicamente se si gioca a due e magari con un pò più rapidità sul centro-destra o sul centro-sinistra se si gioca a tre. (Art.: Il difensore deve saper difendere leggi qui). Gli esterni bassi devono essere una commistione di fisicità e velocità. A centrocampo voglio caratteristiche differenti a seconda che si giochi a due o a tre uomini, con particolare attenzione alla fisicità degli interni, se il centrocampo è composto a tre uomini, cui chiedo forza nelle gambe e, possibilmente, una buona falcata. In avanti voglio almeno una punta forte fisicamente che può fare bene in qualsiasi modulo offensivo ed esterni offensivi che abbiano grande velocità e forza.

Una volta chiare le caratteristiche che cerco, devo trovare i giocatori che possono avere quel tipo di requisiti. Ma come avviene la ricerca? Tendenzialmente voglio che un giocatore per essere ritenuto valido ed essere segnalato, debba avere tre qualità da cui derogo davvero poco: voglio fisicità, tecnica e intelligenza calcistica, intesa come scelta della giocata più corretta in quel determinato frangente della partita. Questo presuppone grande conoscenza da parte dello scout delle dinamiche calcistiche, in modo da poter giudicare con facilità se il giocatore in quel particolare momento della contesa sta facendo la cosa giusta. Un esempio che rende al meglio l’idea è rappresentato da quel giocatore che può passare la palla a un compagno meglio piazzato e preferisce invece intestardirsi in un dribbling che gli fa perdere il tempo di gioco. O situazioni similari che presuppongono una scelta in un dato momento che pretendo sia quella giusta.

Quindi, volendo riassumere, un calciatore che segnalo ha, in linea di principio, presenti peculiarità di buon fisico, di buona tecnica e intelligenza calcistica, che ne giustificano il mio report. Ovviamente stiamo parlando di una serie di regole che hanno l’obiettivo di semplificare il tutto e di costituire un metodo che, nel tempo può rivelarsi valido.

Si potrebbe giustamente obiettare che in questo modo magari mi potrei perdere il Messi della situazione, solo perché magari potrei non riconoscergli grande fisicità. La necessita di essere flessibile mi permette di derogare e stabilire che, se manca uno dei tre requisiti, devono essere così preponderanti gli altri due che possono in qualche modo giustificarne la segnalazione.

Un esempio di un giocatore che lo scorso anno agli Europei Under 19 mi ha colpito molto e che non rispondeva fisicamente ai miei canoni era Fran Beltran, centrocampista centrale della nazionale spagnola: solo 170 cm, ma giocatore straordinario, una sorta di calamita per ogni palla all’altezza della metà campo. Così forte che, nel centrocampo a tre del Celta Vigo di quest’anno, si è preso il posto di perno centrale togliendolo a Lobotka (cercato a più riprese dal Napoli), giocatore altrettanto straordinario nonostante i suoi 172 cm, che si è dovuto sacrificare come interno.

Quindi il mio istinto derivante dall’aver visto una media di almeno due partite al giorno negli ultimi anni (Art.: Almeno due partite al giorno leggi qui) e’ divenuto una sintesi di coerenza del giocatore al ruolo da un lato e dal possedere i requisiti di fisicità, tecnica ed intelligenza calcistica dall’altro. Solo così si costruirà una posizione  autorevole nel mio archivio (Art.: Come e quando archiviare le partite leggi qui)


 

COME E QUANDO ARCHIVIARE LE PARTITE

Non ha senso guardare un numero spropositato di partite se non si possiede un metodo consolidato di archiviare le informazioni. Osservando almeno un paio di partite al giorno, (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui) il cervello deve elaborare una serie di informazioni che sarà portato nel tempo a dimenticare.

Tra la prima partita di lunedì e la seconda partita di venerdì c’è un intervallo di otto partite e, per quanto si possa avere una memoria di ferro, per ogni match che si osserva si cercano di cogliere le caratteristiche di 22 giocatori, per cui ne deriva l’urgenza di scrivere qualcosa al novantesimo dopo ogni partita.

Dopo molti anni che utilizzo questo metodo, credo di poter dire che lo scrivere i miei appunti a partita terminata possa rivelarsi davvero il segreto. Ovviamente, il dato di fatto è la conoscenza dei propri limiti ed io, il massimo delle partite che riesco a seguire senza scrivere relazioni è due. L’eccezione che mi consente di derogare al metodo, è quando devo seguire nella stessa giornata più volte una squadra che gioca con la stessa formazione la partita successiva o che, varia al massimo uno o due uomini (e allora vado a scrivermi due righe sul o sui giocatori che non giocheranno, in modo che il tempo non ne cancelli il ricordo).

Ci possono essere vari report che possono essere scritti e possono essere varie le richieste del responsabile dell’area tecnica o del direttore sportivo: nelle fasi cruciali del mercato si possono creare situazioni che possono rappresentare un’opportunità per la società, come la possibilità di uno scambio di giocatori, oppure il poter acquistare un giocatore a cui si avvicina la scadenza del contratto che viene offerto dal procuratore: in questo caso il calciatore va relazionato immediatamente e va scritto un report sulle caratteristiche fisiche e tecniche possibilmente che risponda a criteri di oggettività, con un giudizio finale che deve sintetizzare, ma soprattutto, deve evidenziare la soggettività dell’osservatore che deve dare il proprio giudizio. A costo di sbagliare, bisogna esprimere un parere (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).

La stessa modalità nello scrivere relazioni deve avvenire quando l’osservatore ha visto un giocatore che lo ha colpito e vuole segnalarlo al responsabile dell’area tecnica: alla parte descrittiva delle caratteristiche fisiche e tecniche con criteri oggettivi, segue il giudizio dove si evidenziano le qualità che hanno convinto lo scout a scrivere una relazione “spontanea”, cioè non richiesta, ma che deriva da un’iniziativa personale – lo scout oltre al lavoro che gli viene assegnato, deve cercare di vedere altre partite di altri campionati per evitare il rischio di appiattirsi. In questo modo può “notare” altri giocatori e se ci crede davvero, segnalarli (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui).

Potrebbe anche bastare una telefonata per tessere le lodi di un giocatore, se il rapporto con il direttore sportivo o il responsabile scouting è diretto, ma bisogna sempre scrivere e mandare una mail perchè il dirigente potrebbe essere impegnato o potrebbe dimenticare il suggerimento, unicamente perché in quel momento ha altre priorità o urgenze da gestire.

Oltre al report sul singolo calciatore è pratica solita nelle squadre di calcio più blasonate l’assegnazione di campionati allo scout che poi deve inoltrare i risultati del suo lavoro. C’è da guardare da un minimo di 10-12 squadre (come per la Super League Svizzera o la Bundesliga Austriaca) a 20-22 come alcune serie B Europee o addirittura, 30 compagini come è accaduto qualche anno fa per il Campionato Argentino.

Ecco perché è fondamentale scrivere le proprie sensazioni subito dopo la visione di ogni match, come è determinante scrivere le formazioni prima della visione di una qualsiasi gara, corredate da moduli di gioco di entrambi i team fornite dal provider delle immagini: la prima cosa che faccio è vedere la fedeltà del modulo rispetto alle informazioni assunte, per poi cominciare a memorizzare i numeri di maglia.

Dato il metodo generico, l’interpretazione diventa personale: io ho una memoria fotografica che abbisogna della scrittura su carta per svilupparsi al meglio. Le varianti sono ben accette purchè arrivino al risultato finale.

ALMENO DUE PARTITE AL GIORNO

Sono ormai otto anni che mi dedico alla visione di partite di calcio internazionale e guardo almeno un paio di partite al giorno. Facendo due calcoli, fanno una quindicina di partite a settimana, che sono una sessantina al mese e più o meno, volendo fare un numero tondo, circa settecento in un anno. Ovviamente parlo di partite a video, perché un osservatore dedica tempo anche alla visione di partite dal vivo che rappresentano una parte fondamentale di questo lavoro.

Mantenere per difetto questa stima mi ha consentito di costruirmi un archivio importante, ma soprattutto, mi ha permesso di sviluppare una sensibilità nel riconoscere giocatori che prima del 2012, quando ho continuato a fare scouting ma con il supporto del video, non possedevo.

I numeri di cui parlo permettono di acquisire ottime informazioni già dopo un anno e di cominciare ad avere un buon archivio (Art.: Come e quando archiviare le partite leggi qui), ma soprattutto regalano quella sensibilità cui accennavo prima che, con il tempo, diventa puro istinto, ovvero la possibilità di “intercettare un giocatore di prospettiva” immediatamente dopo pochi minuti di immagini. La ripetizione del tempo di certi comportamenti viene immagazzinata dal cervello e fatta propria: esattamente quello che accade dopo aver analizzato un congruo numero di partite e aver cercato talune caratteristiche codificate a priori per ogni ruolo (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui).

La grande quantità di partite viste permette di diventare maggiormente qualitativo e, riflettendo, due partite osservate con il tempo effettivo fanno due ore circa. Non tantissimo, anche se bisogna aggiungere il tempo che serve per raccogliere le informazioni prima del match e quello, subito dopo il termine della partita, che serve per raccogliere i propri pensieri e scriverli (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).

E’ possibile che all’inizio lo scrivere le proprie sensazioni post match richieda molto tempo, sia per la desuetudine alla scrittura, sia per la mancata abitudine di condensare in parole le risultanze del campo. Sarà importante scegliere un criterio oggettivo di scrittura, in modo che quando a distanza di mesi o di anni si andrà a rileggere il report che si è scritto, le informazioni avranno sempre una valenza attuale e saranno chiaramente identificate per essere utilizzate.

Per chi ama il calcio, guardare due partite al giorno non può rappresentare un sacrificio e diventerà una piacevole abitudine a cui non dover rinunciare, anche perché ci saranno momenti in cui bisognerà consegnare dei lavori e bisognerà pigiare sull’acceleratore, per cui, due partite al giorno non basteranno.

Piccolo consiglio a margine: nello svolgimento di un lavoro assegnato, bisognerebbe dedicare del tempo a vedere campionati differenti in modo da evitare il rischio di appiattirsi e avere metri di valutazione sempre differenti (velocità di esecuzione della giocata, fisicità dei giocatori, differenti interpretazioni dei moduli di gioco).