SAPER FARE SCOUTING: GLI ESEMPI VIRTUOSI DI SAMPDORIA E GENOA

Siamo abituati troppo al conseguimento del risultato sportivo che ci si dimentica che una società deve esser anche alimentata sotto il profilo finanziario e quindi, bisogna scegliere manager che sappiano coniugare entrambi gli aspetti o servirsi di figure che, specializzate in un determinato settore (Art: L’anno sabbatico del direttore sportivo leggi qui), possano cooperare allo scopo del benessere della società, inteso nell’accezione più completa.

Ci sono quindi varie modalità per arrivare al risultato, inteso come commistione di eventi sportivi ed economici. Un esempio è rappresentato da chi fa trading di giocatori perché ha bisogno di sostentarsi, cercando di acquistare giovani prospetti che vengono scelti dopo un accurato lavoro di scouting (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui), ovviamente cercando di pagarli poco o quanto meno il giusto, per rivenderli qualche stagione dopo, dopo aver consentito agli atleti una maturazione che si manifesta nell’accrescimento del loro valore. 

In questo senso le due squadre di Genova rappresentano un esempio importante. La Sampdoria gestita da Ferrero e con lo scouting curato da Riccardo Pecini rappresenta poi un esempio davvero notevole, infatti è riuscita a compendiare risultato sportivo ed economico con bilanci in attivo negli ultimi anni senza servirsi degli aiuti delle banche, creando solo “debiti virtuosi” che sono quelli che derivano dall’acquisto delle infrastrutture. Ha scelto giocatori da campionati europei importanti (Art.: Quando la squadra la costruiscono i procuratori leggi qui), cercando di limitare al massimo il rischio di adattamento, pagandoli non necessariamente poco, con l’obiettivo di alzare l’asticella, nel senso che questi atleti devono essere inseriti in un contesto che deve lottare per la parte sinistra della classifica.

Secondo i dati del sito “transfermarkt” nella stagione 2014-15 Correa è stato acquistato per 8,4 milioni e rivenduto per 18,2 (la plusvalenza effettiva, a parte la differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto, prevede anche la sottrazione delle quote ammortizzate). Nella stagione 2015-16 acquistati Skriniar (Art.: Il difensore deve sapere difendere leggi qui) per 6 milioni (venduto per 34)  Fernando per 8 (venduto per 12,5) Muriel per 12 (venduto per 24,5)  e Torreira per 3 (venduto per 28,65). Nella stagione 2016-17 acquistati Schick per 4 milioni (venduto a 5 di prestito e 37 tra obbligo di riscatto e bonus), Praet (Art.: Il centrocampista deve avere due fasi leggi qui) per 8 (con possibilità di essere venduto almeno a 25), Linetty (per 3,2) e Bereszynski (per 1,8) prossimi a sontuose plusvalenze. Nella stagione  2017-18 Andersen per 1,5 milioni (venduto per 24) e B.Fernandes acquistato per 6 (venduto per 9,69 più il 10 % sulla rivendita che potrebbe portare ulteriori 5 milioni).

Il Genoa rappresenta un altro buon esempio di trading di giocatori. La differenza rispetto alla Sampdoria e’ forse relativa all’approccio, nel senso che i fatti denotano l’acquisto di più giocatori, a prezzi relativamente più bassi, nella speranza che qualcuno di essi esploda. Quasi ogni anno la scommessa è stata vinta. Secondo i dati del sito transfermarkt nella stagione 2014-15 sono stati acquistati Iago Falque per 2 milioni (venduto per 8) e Izzo per 0,4 (venduto per 9,7). Nella stagione 2015-16 Pavoletti acquistato per 3 milioni (venduto per 18) e Ansaldi acquistato per 4,6 (venduto a 10,5). Nella stagione 2016-17 acquistati Laxalt per 5,8 milioni (rivenduto per 17) e G.Simeone (Art.: L’importanza per uno scout della conoscenza analitica del campionato argentino leggi qui) acquistato per 5,1 (rivenduto a 17). Poco da segnalare nella stagione 2017-18 per arrivare all’anno 2018-19 con Romero acquistato per 1,7 (venduto per 26) e Piatek acquistato per 4,5 e venduto per 35.

Per entrambe le compagini non sono mancate le incompiute (Art.: Chi deve costruire la squadra tra il direttore sportivo e il tecnico? Leggi qui), ma nel complesso il bilancio è notevolmente positivo.

Quindi volendo sintetizzare e sulla base delle risultanze, la Sampdoria ha avuto un approccio più qualitativo (pochi giocatori acquistati e pagati qualcosa in più) e il Genoa più quantitativo, ma entrambe sono riuscite a conciliare i risultati prefissati e a creare plusvalenze sane. E’ chiaro che un tifoso non apprezzerà troppo questo atteggiamento che lo porterà a separarsi dai propri beniamini, ma se l’obiettivo è la continuità aziendale, bisogna farsene una ragione.  I recenti esempi di Bari, Palermo e Foggia sono indicativi di quanto sia fondamentale guardare al risultato sportivo tenendo conto della sana gestione finanziaria. Meglio un campionato finalizzato alla salvezza con qualche sofferenza che fallire e ripartire dai dilettanti. Quindi complimenti a Genoa e Sampdoria.

L’IMPORTANZA PER UNO SCOUT DELLA CONOSCENZA ANALITICA DEL CAMPIONATO ARGENTINO

Quando entri a far parte del settore scout di una squadra di calcio devi capire quello che è il target dei giocatori di riferimento. Quindi a seconda della categoria e del contesto, devi seguire dei campionati adeguati in modo che l’area tecnica possa attingere ad atleti che gli scout abbiano visionato e indicato, quando dovrà acquistare dei giocatori (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).

Poi ci sono ulteriori distinzioni che derivano da quella che è la forza economica della società, nel senso che sulla base di ciò che disponi a livello di mezzi economici, puoi decidere di avvicinare una bottega piuttosto che un’altra. Un dirigente famoso con cui ho collaborato mi diceva che, talvolta o addirittura spesso, devi lavorare di fantasia, ovvero devi crearti delle situazioni interessanti che possano derivare da un errore di un’altra compagine, che ti consente di inserirti e magari di recuperare un giocatore che magari non va bene in un certo contesto, ma può andare bene per il tuo (Art.: Sui talenti migliori arrivano prima la Red Bull e Raiola leggi qui). Per cui, in primis, bisogna avere piena consapevolezza del proprio ambiente per capire cosa seguire e quindi, definire a priori quelle che sono potenzialità e modo di manifestarsi della società (Art.: Vogliamo costruire una squadra giovane leggi qui) per cui lavori, allo scopo di scovare giocatori che possano essere giusti in quel determinato contesto.

Va da sè che – se lavori in serie B in una squadra che vuol vincere il campionato – puoi guardare campionati europei di secondo livello, ma soprattutto dedicarti a certe serie B come quella spagnola e quella francese, che possono rappresentare davvero un bacino ricco di talenti. Ma un’altra buona idea di scouting potrebbe essere quella di studiare le compagini che si trovano nella prima tre-cinque posizioni dei campionati europei di seconda fascia in modo da avere sotto controllo i migliori talenti di quei paesi (Art.: La match Analysis ti permette di capire l’anima di una squadra leggi qui). 

Non mi sembra molto intelligente per una squadra di serie B o per una squadra che deve salvarsi in serie A, guardare al campionato inglese, a quello tedesco o a quello spagnolo dove ci sono giocatori che non sono acquistabili per piccole realtà, ma solo per squadre che disputano le coppe europee.

Guardando all’Italia, la Sampdoria ha guardato con attenzione negli ultimi anni al campionato polacco e a quest’anno a quello olandese (Chabot dal Groningen e Thorsby dall’Henrenveen) e il Bologna ha attinto da quelli dell’est europeo.

Ma basta guardare con attenzione gli acquisti degli ultimi anni di ogni club per comprendere su quali tipo di mercato è orientata l’area tecnica (Art.: Chi deve costruire la squadra tra il direttore sportivo e il tecnico? Leggi qui).

Se c’è poi un campionato la cui conoscenza rappresenta assolutamente un “must” per un osservatore, questo è il campionato argentino che in due anni ha ridotto le compagini passando da trenta a ventiquattro e che la cui analitica conoscenza deve diventare essenziale nella dotazione di uno scout.

I giocatori argentini hanno talento (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui) e hanno capacità di adattamento davvero notevoli, decisamente migliore per esempio di quella dei brasiliani, che magari hanno maggior tecnica, ma sono decisamente meno capaci di adeguarsi a tutto e a tutti. La “garra” ovvero l’impegno fisico, lo sforzo caratteriale e il coinvolgimento emotivo esiste e, se ne volete un fulgido esempio guardate all’esordio nel nostro campionato di Romero del Genoa, avvenuto alla prima partita di Juric che, appena subentrato, lo ha tolto dalla Primavera in cui era confinato, per schierarlo perno della difesa a tre che doveva vedersela con la Juventus.

La domanda che dovremmo farci forse è capire come un giocatore del genere potesse essere dimenticato in primavera, ma questa è un altro discorso.

La storia che ne è eseguita la conoscete, con il giocatore che si è imposto come uno dei migliori talenti del campionato passato. Il Genoa fa di questo campionato un buon punto di snodo, tanto da aver ottenuto plusvalenze importanti oltre che da Romero pagato solo 1.7 milioni di euro, anche dalla cessione di Simeone. 

Ovviamente sto generalizzando, ma i giocatori argentini sono presenti in ogni campionato del mondo e si sono costruiti con le loro prestazioni un ruolo davvero nevralgico. Tipicamente le punte argentine sono presenti tra i migliori cannonieri in ogni stato e sono davvero presenti in ogni continente (Art.: Il talento evidente si scopre da solo leggi qui).

A parte le doti caratteriali, i giovani in Argentina vengono messi immediatamente in campo e le atmosfere a cui saranno forgiati sono rappresentate da campi infuocati e derby davvero molto duri, per cui, sin da giovanissimi sono temprati caratterialmente alle sfide più difficili.

Quando si vede la nazionale argentina, si vedono solo venti tra i giocatori più forti sparsi per il mondo, ma si potrebbero costruire con quelli meno conosciuti, almeno altre tre squadre nazionali di notevole talento. Altro vantaggio offerto attualmente dal campionato argentino è rappresentato dai prezzi, che rimangono bassi o almeno rappresentativi dell’effettivo talento e non gonfiati, sempre che il giocatore non si sia evidenziato a manifestazioni come il Sudamericano o la Copa Libertadores (Art.: Il clamoroso errore di acquistare i giocatori dopo una manifestazione importante leggi qui).

Per cui, conoscere per ogni squadra di quel paese le caratteristiche dei giocatori che compongono la rosa è probabilmente il primo passo per svolgere con professionalità questo lavoro.

HOW AND WHEN YOU NEED TO FILE AWAY A MATCH

It makes no sense to look at a disproportionate number of games if you don’t have a consolidated method of storing information. Observing at least a couple of games per day, (Art.: At least two matches per day read here) the brain must elaborate a series of information that will be carried over time to forget.

Between the first game on monday and the second game on Friday there is an interval of eight matches and, as much as we can have an iron memory, for every match we watch we try to capture the characteristics of 22 players, so hence the urgency to write something in the ninetieth after every game.

After many years of using this method, I think I can say that writing my notes at the end of the game can really be the secret. Obviously, the fact is the knowledge of one’s own limits and I, the maximum number of matches I can follow without writing reports is two. The exception that allows me to derogate from the method, is when I have to follow a team that plays the next game the same time or several times on the same day, which varies at most one or two men (and then I go to write me two lines on the or on players who will not play, so that time does not erase the memory).

There can be various reports that can be written and the requests of the technical area manager or the sports director can be various: in the crucial phases of the market situations can be created that can represent an opportunity for the company, like the possibility of one exchange of players, or being able to buy a player who is approaching the expiry of the contract that is offered by the prosecutor: in this case the player must be reported immediately and a report on the physical and technical characteristics must be written, possibly in response to objective criteria, with a final judgment that must summarize, but most of all, must highlight the subjectivity of the scout who must give his own judgment. At the risk of making a mistake, an opinion must be expressed.

The same procedure in writing reports must take place when the observer has seen a player who has hit him and wants to report it to the technical area manager: to the descriptive part of the physical and technical characteristics with objective criteria, follows the judgment where the qualities are highlighted that convinced the scout to write a “spontaneous” report, that is not required, but that derives from a personal initiative – the scout, in addition to the work assigned to him, must try to see other matches of other championships to avoid the risk of flatten. This way you can “notice” other players and if you really believe them, report them.

It could also be enough a phone call to weave the praises of a player, if the relationship with the sporting director or the scouting manager is direct, but you always have to write and send an email because the manager could be busy or he could forget the suggestion, only because in that moment has other priorities or urgencies to manage.

In addition to the report on the individual footballer, it is usual practice in the most famous football teams to assign championships to the scout who then have to submit the results of his work. There is a minimum of 10-12 teams to watch (like for the Swiss Super League or the Austrian Bundesliga) at 20-22 like some European B series or even, 30 teams as happened a few years ago for the Argentine Championship.

This is why it is essential to write your own feelings immediately after watching each match, as it is crucial to write the formations before watching any race, accompanied by game modules from both teams provided by the image provider: the first thing I do is to see the fidelity of the form with respect to the information assumed, to then begin to memorize the mesh numbers.

Given the generic method, the interpretation becomes personal: I have a photographic memory that requires writing on paper to develop at its best. The variants are welcome because they reach the final result.

QUANDO LA SQUADRA LA COSTRUISCONO I PROCURATORI

Nell’ambito delle differenti modalità di scouting che ogni squadra può decidere di fare sue (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui), sulla base degli acquisti che vengono effettuati, si può determinare se la squadra fa delle scelte con un criterio ben definito, oppure se la squadra la costruiscono i procuratori. Nulla contro questa figura che, talvolta, si fa consigliare ed aiutare da scout qualitativamente superiori rispetto a quelli che lavorano per le squadre o, dimostra una competenza spesso superiore a quella dei direttori sportivi (Art.: Sui talenti migliori arrivano prima la Red Bull e Raiola leggi qui). Per chi non è dentro certe dinamiche calcistiche, deve risultare difficile ipotizzare che le compagini possano essere costruite da persone o da situazioni esterne alla società, ma è la realtà.

Ci sono squadre, anche nel nostro Paese, dove il responsabile dell’area tecnica (Art.: Chi deve costruire la squadra tra il direttore sportivo e il tecnico? Leggi qui)  cede il passo, spesso consapevolmente, alle iniziative dei procuratori che, va da se, curano soprattutto gli interessi di chi tutelano piuttosto che quelli di una squadra, eppure hanno la forza, magari derivante da rapporto consolidato con i Presidenti del club, di imprimere le loro idee nella costruzione del team. 

Negli ultimi anni abbiamo assistito a progetti tecnici davvero lungimiranti, affidati a professionisti importanti che hanno con la loro sapienza e conoscenza, dato il “la” a realtà che tutt’oggi sono presenti in serie A e hanno consolidato un ruolo nel nostro campionato. Mi riferisco al Sassuolo e alla Spal che, partite entrambe da categorie inferiori, addirittura dalla C 2 i modenesi e dalla C gli estensi, adesso sono attori importanti del nostro torneo. Hanno costruito i loro successi grazie a due eccellenti direttori sportivi, Nereo Bonato a Sassuolo (Art: L’anno sabbatico del direttore sportivo leggi qui) e Davide Vagnati a Ferrara, a cui hanno affidato le redini del progetto. Entrambi, grazie al supporto delle società, che hanno garantito loro la solidità economica e la continuità, sono riusciti, partendo da molto dietro, a mettere le fondamenta ed i mattoni giusti per costruire un palazzo la cui solidità resiste ancora. Come lo hanno fatto? Con un progetto tecnico lungimirante in cui hanno scelto loro i giocatori (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui) e gli allenatori e lo hanno fatto con grande attenzione. La caratteristica distintiva che dimostra quanto fossero loro gli ideatori del progetto, è rinvenibile nel fatto che i giocatori sono stati gli stessi nel corso degli anni, per cui alla scelta corretta circa le qualità del giocatore (Art.: Il centrocampista deve avere due fasi leggi qui), si sposa il fatto che questi abbiamo calcato con successo più categorie. Più c’è continuità tecnica, più i procuratori sono estranei alle dinamiche societarie, nel senso che svolgono il loro ruolo senza debordare i confini. 

Nulla di male nei confronti di quelle squadre che non hanno al loro interno figure in grado di conoscere i giocatori e quindi si fanno aiutare da consulenti e procuratori, ma in un mondo dove tutti parlano di progetto tecnico, realtà come Sassuolo e Spal sono state davvero in grado di portarlo avanti, grazie a una struttura societaria valida in grado di scegliere i giocatori (Art.: Il difensore deve sapere difendere leggi qui) e di farli crescere.

AT LEAST TWO MATCHES PER DAY

It’s been eight years since started watching international football matches and watching at least a couple of games per day. If you do the maths, they are fifteen games a week, which are about sixty a month and more or less, rounding number, about seven hundred in a year. Obviously I talk about video, because a scout also spends time watching live games that are a fundamental part of his work.

Keeping this estimate by default allowed me to build an important archive, but most of all, it allowed me to develop a sensitivity in recognizing players that before 2012, when I continued to scout but with the support of video, I did not own.

The numbers I talk about it allow you to acquire excellent information after just one year and start having a good archive, but most of all, they give you the sensitivity I mentioned before that, over time, it becomes pure instinct, or the possibility of “intercepting a player of perspective” immediately after a few minutes of images. The repetition of the time of certain behaviors is metabolized by the brain and made its own: exactly what happens after having analyzed an adequate number of matches and having looked for certain characteristics established before for each role.

The large number of games viewed allows you to become more qualitative and, reflecting, two matches watched without interruption make about two hours. Not a lot, even if you have to add the time it needs to get information before the match and the one, immediately after the end of the game, which is used to collect your thoughts and write them down.

It is possible that at the beginning writing your own post-match sensations takes a lot of time, due to the lack of writing skills and collect all your thoughts in words. It will be important to choose an univocal criterion of writing, so that when – months or years later – the report being written is reviewed, the information will always have a current value and will be clearly identified to be used.

For those who love football, watching two matches per day can not represent a sacrifice and it will become a pleasant habit, also because there will be times when you will have to deliver some work and you will have to press on the accelerator, so, two games per day will not be ok.

Small tip in the margin: in carrying out an assigned job, you should take the time to see different leagues in order to avoid the risk of flattening and having always different evaluation metrics (speed of execution of the game, physicality of the players, different interpretations of the schemes of play).

CHI DEVE COSTRUIRE LA SQUADRA? IL DIRETTORE SPORTIVO O IL TECNICO?

La costruzione di una squadra e quindi l’inserimento dei giocatori nell’ambito di un progetto tecnico e di un modulo di riferimento, è un fattore delicato nell’economia di un team, che può determinare il buon esito di una stagione calcistica, e, in questo contesto, due dominus si contendono il primato nell’effettuazione delle scelte: il responsabile dell’area tecnica e il mister. 

La domanda è quindi se sarà l’uno o l’altro a compiere le scelte tecniche. Molti sono i distinguo in tal senso di cui bisogna tenere conto per capire meglio lo sviluppo delle scelte, che possono trovare risposta anche nella forza delle due personalità, nell’esperienza e nelle conoscenze tecniche del direttore sportivo, nel palmares del coach e in altri aspetti che andremo ad analizzare. 

In primis, per capire meglio una serie di situazioni, bisogna comprendere la scelta del tecnico da chi è stata effettuata. Se dalla società o dal responsabile dell’area tecnica. E l’avvento del direttore sportivo è precedente o successivo alla scelta dell’allenatore. E quest’ultimo ha suggerito il direttore con cui lavorare?

Già avere chiara la tempistica delle scelte operate dalla società può essere rilevante, come può essere decisiva la risposta a queste domande per comprendere in profondità la genesi delle scelte tecniche.

 Se la scelta delle due figure è stata compiuta dalla società, il presidente avrà chiaro il dipanarsi dei compiti e chi dovrà effettuare le scelte. Se la scelta del mister è stata indirizzata dal direttore sportivo, il dominus tra i due è abbastanza evidente e come tale, procederà alle scelte tecniche. Se il tecnico ha così forza da suggerire il responsabile dell’area tecnica, avrà dei “desiderata” a livello di giocatori che il direttore non potrà disattendere (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui). 

Ma altre soluzioni affondano le radici nelle relazioni preesistenti tra direttore e tecnico, dal grado di conoscenza tra i due e dal rapporto di fiducia che ne scaturisce. Fatte quindi queste precisazioni, che danno delle indicazioni su chi ha più forza nella costruzione della compagine, ma che non danno una risposta, andiamo a vedere in una società seria che vuole programmare, come dovrebbe definirsi la questione. 

Il mattoncino iniziale – a mio parere – deve essere rappresentato dalla scelta del responsabile dell’area tecnica, a cui deve essere offerto un programma chiaro di un biennio o di un triennio e a cui devono essere offerti gli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Deve avere budget per la scelta dei suoi collaboratori, che lo aiuteranno nella moltitudine di compiti che gli vengono assegnati (Art: L’anno sabbatico del direttore sportivo leggi qui) e deve avere risorse per la scelta degli scout (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui) che rappresenteranno il suo ulteriore occhio in giro per gli stadi e sarà lui a prospettare alla proprietà uno o più nomi di allenatore, a suo parere adeguati, al perseguimento degli obiettivi, e a spiegare i motivi – da rinvenire nella carriera del tecnico – per cui lo ritiene idoneo al progetto.

Quindi il responsabile dell’area tecnica ha una visione di insieme delle dinamiche della società, che non deve riguardare solo l’aspetto tecnico, ma deve tenere conto anche dell’aspetto finanziario e di quello della gestione nell’accezione più generica.

Il tecnico deve allenare e possibilmente far crescere il gruppo che gli viene messo a disposizione. Va da sè che quando si sceglie un coach, bisogna tenere conto di quello che è il suo modulo di riferimento e un buon direttore indirizzerà la scelta anche basandosi sulla conoscenza dei giocatori sotto contratto e quello che è lo schema di gioco con cui possono meglio esaltare le proprie caratteristiche. 

Qualcuno potrebbe eccepire che un buon tecnico può adeguarsi alla rosa a disposizione e scegliere il modulo più coerente con le peculiarità dei giocatori. Non è così! Un tecnico ha uno o massimo due moduli di riferimento che sono quelli con cui ha consuetudine a lavorare e sono quelli che sa insegnare. Non di più!

In tanti anni che seguo il calcio, solo Antonio Conte ha giocato con praticamente tutti i moduli, che fossero con difesa a tre a quattro, con centrocampo a due e a tre uomini, attacco a uno, due e a tre uomini. E non solo ha schierato, ma ha anche vinto con i diversi metodi di gioco.

Quindi il responsabile dell’area tecnica, dopo essersi consultato con il mister circa i ruoli da riempire, ascolta il suo staff (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui)  e procede nella ricerca. Il tecnico può risultare decisivo nella scelta proponendo giocatori che ha avuto nel passato o che gli piacciono particolarmente. Ma non bisogna mettere in una squadra troppi giocatori “fedeli” al mister, ma giocatori che sposano un progetto societario prescindendo da quelli che sono gli interpreti. 

Nella realtà un tecnico nel calcio odierno viene messo in discussione dopo tre sconfitte di seguito, qualcuno anche con due ha salutato il gruppo. Cosa succederebbe se un tecnico venisse allontanato o decidesse di dimettersi ed avessi in rosa molti dei suoi “fedelissimi”, che magari ha avuto nelle esperienze precedenti?  Che chi subentra deve fare una fatica abnorme per farsi accettare e cercare di raddrizzare la baracca. 

Quindi risulta chiaro che la squadra la deve costruire il responsabile dell’area tecnica, cercando di mettere a disposizione del mister giocatori che possono essere inseriti nel modulo di riferimento e abbiano le caratteristiche indicate dal mister che per esempio, può suggerire come vuole il giocatore: “voglio un interno destro che abbia gamba e capacità di inserimento perché a sinistra abbiamo un interno più difensivo” (Art.: Il centrocampista deve avere due fasi leggi qui).

Il direttore deve fare uno sforzo quando compra i giocatori: deve effettuare delle scelte per cui gli atleti devono avere caratteristiche fisiche e tecniche che possono consentire loro di essere impiegati in più moduli, perché oggi l’allenatore è Tizio che gioca il 4-3-3, ma domani potrà essere Caio che gioca il 3-4-3 ed io devo avere in squadra giocatori idonei a più schemi di gioco. 


 

L’ANNO SABBATICO DEL DIRETTORE SPORTIVO

La professione del direttore sportivo per quanto possa generare fascino incredibile – in quanto si parla della persona cui è demandata in una squadra di calcio la costruzione tecnica del team di gioco – non è assolutamente semplice. 

Troppi sono gli aspetti da considerare e troppe le varianti a cui bisogna far fronte.

Si pensa dall’esterno che il direttore sia solo colui che fa le scelte dei giocatori (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui) e poi cerca di acquistarli, ma questa è indubbiamente una delle sfaccettature in cui si ripartisce la sua professione, forse quella con più fascino, ma non certo l’unica.

Ce ne sono di molte altre, che toccano la conoscenza degli aspetti amministrativi, degli aspetti finanziari e poi, possiamo inserire la categoria forse più importante che rientra tra le sue prerogative, che è quella della “gestione degli equilibri”, cioè quella di ammortizzare gli imprevisti e le piccole scosse telluriche che in ogni squadra sono all’ordine del giorno. 

Deve supportare poi il mister nei rapporti con collaboratori e nei confronti dei giocatori, deve da un lato facilitarne il lavoro e dall’altro fungere da contraltare tecnico dell’allenatore, cioè deve rappresentare la persona con cui il mister si confronta quotidianamente, ed è importante che tra i due ci sia stima reciproca, ma non ci sia sempre uniformità di vedute, pena la mancanza di confronto propedeutico alla crescita. 

Poi il direttore sportivo è il riferimento delle persone che lavorano per la società in ruoli non tecnici, spesso il legame dei giornalisti, ma soprattutto è il referente del presidente, quello che deve gestire la sua società sotto il profilo sportivo.

Molti dei compiti di un direttore sportivo poi variano a seconda della categoria in cui milita la squadra e della possibilità di servirsi o meno di collaboratori, cui demandare qualcuna delle sue responsabilità.

Fatto il quadro d’insieme, possiamo dire che per svolgere il ruolo c’è bisogno del possesso di qualità intellettuali e di cultura, che non sono solo quelle indubbiamente preminenti di conoscenza delle dinamiche puramente tecniche, ma un buon direttore deve avere conoscenza degli aspetti comunicativi, che gli devono permettere di rapportarsi con ogni componente della società con linguaggi differenti adattandosi all’altrui cultura, deve avere conoscenza delle dinamiche finanziarie, deve essere poi un buon psicologo per adattarsi alle varie personalità e soprattutto, a quella del presidente che deve conoscere bene per coinvolgerlo nelle scelte.

Deve essere quindi un maestro di diplomazia.

Sono davvero tante le qualità richieste a chi detiene questo ruolo, che molte di esse possono essere migliorate. Ma per fare il salto di qualità nello sviluppo, ci vuole tempo e quindi, sono un fervente sostenitore che ogni 3-5 anni di attività, un buon direttore tecnico deve fermarsi e prendersi un anno sabbatico, allo scopo di “ristrutturarsi” per ricollocarsi meglio dopo. Deve investire questo tempo anche per riflettere a freddo sugli errori commessi (Art.: Il clamoroso errore di acquistare i giocatori dopo una manifestazione importante leggi qui), sullo studio di nuovi modi di gestione considerando che il mondo va avanti e non si può rimanere ancorati alle vecchie tendenze, sullo studio delle lingue che gli servono per rapportarsi con le altre parti del mondo e con i giocatori che arrivano da altre culture.

E poi, ultimo ma con importanza decisiva, nell’anno sabbatico il direttore sportivo deve ricostruirsi l’archivio di giocatori (Art.: Come e quando archiviare le partite leggi qui). Deve quindi viaggiare molto allo scopo di osservare giocatori che potranno essere congeniali alle squadre dove potrà andare a lavorare, confrontandosi con gli scout allo scopo di sfruttare al massimo la loro sensibilità nel vedere calciatori (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui).

Perché quando lavora, non sempre avrà la possibilità di aggiornarsi sui prospetti e sui mercati oltre quello italiano. 

Il fermarsi fa bene perché tipicamente i direttori che rientrano, dopo aver sfruttato al meglio un anno di “riposo attivo”, tornano rinfrancati dalle nuove conoscenze e sovente vincono i campionati. Penso a Giorgio Perinetti che dopo l’anno di riposo post Palermo, ha vinto due campionati di seguito a Venezia; penso a Filippo Fusco che dopo l’anno sabbatico post Bologna, ha vinto il campionato con il Verona. Penso a Nereo Bonato che dopo un anno e mezzo di riposo è tornato a Cremona in una squadra pienamente invischiata nella lotta per evitare la retrocessione per condurla in tre mesi a un punto dai play off. Non possiamo dimenticare in questo contesto Andrea Berta che dopo il riposo successivo all’esperienza con il Genoa, ha iniziato il ciclo vincente dell’Atletico Madrid che dura tutt’ora.

Dopo un po’ di inattività sono appena tornati Sean Sogliano a Padova, Fabio Lupo a Venezia e Pier Paolo Marino a Udine che attendiamo con curiosità perché potranno sfruttare tanto le esperienze precedenti, quanto il riposo impiegato per aggiornarsi e migliorarsi.

IL CENTROCAMPISTA DEVE AVERE DUE FASI

Dopo esserci soffermati sul difensore che in primis deve saper difendere, con il “plus” rappresentato dal fatto che abbia buoni piedi per iniziare il gioco da dietro e personalità per guidare la difesa (Art.: Il difensore deve sapere difendere leggi qui), bisogna guardare con attenzione alle qualità che un buon centrocampista deve avere. 

La premessa è che in mezzo al campo si svolge la battaglia, per cui va da sè che voglio uomini che sappiano indietreggiare e rinculare, oltre che avanzare e offendere, per cui devono difendere e presidiare le proprie postazioni, oltre che essere pronti ad attaccare le resistenze dei nemici. 

Non amo quindi particolarmente i giocatori che in mezzo al campo abbiano solo la fase difensiva, soprattutto adesso che il calcio si sta evolvendo e gli allenatori sono molto più coraggiosi e propositivi. 

Il mediano vecchio stile, quello che contrastava e arpionava palloni per poi cedere palla al regista o al trequartista, lascia spazio al “box to box”, cioè il giocatore in grado di spostarsi con e senza palla da un’area all’altra. Mentre il regista che prima era supportato dal mediano ed era leggermente affrancato dalla fase di non possesso, adesso deve essere pronto a rincorrere gli avversari, a contrastare e a impostare il gioco.

Stiamo quindi assistendo ad una rivoluzione culturale che vuole centrocampisti in grado di fare tutto, di giocare in mezzo al campo, tanto a due quanto a tre uomini, per cui le caratteristiche dei giocatori da ricercare via via stanno cambiando, perché il centrocampista deve avere in se il crisma della completezza, in quanto pienamente introdotto nelle due fasi di gioco. 

Per cui fisicamente deve avere una buona struttura (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui) perché sarà chiamato a contrastare e ad avere anche qualità nel gioco aereo per le palle alte in mezzo al campo. Poi l’aspetto tecnico diviene importante perché dovrà essere pronto, dopo il recupero del pallone, all’impostazione, che deve essere fatta con sagacia. Deve essere in grado possibilmente di verticalizzare in prima istanza ed anche, in una ripartenza, di passare la palla sulla corsa del compagno per non perdere tempi di gioco.

Per cui è finalmente arrivato il momento dei giocatori tecnici in mezzo al campo. Lo spostare i trequartisti in cabina di regia – con Pirlo come esempio più eclatante – ha in qualche modo ufficializzato che se non hai qualità in mezzo al campo, hai difficoltà a proporre calcio. Ma puoi anche avere qualità e non dimostrarla e non va bene. 

Nell’ambito delle mie esperienze (Art.: La match Analysis ti permette di capire l’anima di una squadra leggi qui), ho mutuato da Marco Simone – altro tecnico italiano che meriterebbe più chance – il concetto che il centrocampista non deve solo giocare corto, ma deve avere la capacità di calciare lungo, tanto nella verticalizzazione, quanto nella giocata sul versante opposto per cercare di sorprendere gli avversari. Per cui niente più giocatori scolastici, abili a fare il compitino con passaggi a pochi metri e magari giocando dietro la palla per il centrale difensivo. Il centrocampista deve prendersi le responsabilità!

Ultimamente si parla tanto di statistiche e si assiste a un pullulare di numeri: quel centrocampista ha una percentuale di passaggi riusciti vicini al 100 per cento. Caspita che bravo! Poi lo vai a vedere e ti rendi conto che sono solo giocate a due metri, magari in orizzontale o addirittura dietro! Mai un passaggio in verticale, come se fossero vietati. Quelli sì che si possono sbagliare, perché sei propositivo, cerchi di sorprendere l’avversario e mettere un compagno davanti al portiere o in una situazione estremamente favorevole. Se la palla non là si porta avanti o non là si fa correre verso la metà campo avversaria, si farà possesso palla fine a sè stesso e, se hai il giocatore tecnicamente non eccelso, magari regali palla nella tua metà campo agli avversari e prendi gol. I numeri e le statistiche rappresentano un supporto a quello che ho già visto, possibilmente da usare a posteriori. Usualmente non amo le statistiche a priori prima di guardare un giocatore. Lo vedo e se mi piace, vedo i numeri che mi devono confermare le sensazioni.

Ma c’è un numero che può risultare fondamentale e che ritengo decisivo per un centrocampista ed è quello dei palloni intercettati. Questo sì che è un numero importante! A gennaio mentre osservavo il Sudamericano Under 20 (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui), un centrocampista argentino nel primo quarto d’ora di gioco aveva arpionato sei palloni vaganti, fatti suoi e reimpostati, con sagacia, utilizzando la verticalizzazione come prima opzione o in subordine, il passaggio sulla corsa degli esterni difensivi e offensivi. Mi sono fermato e ho capito che era forte perchè completo! Recupero palle sporche e impostazione.

Al momento gli schemi di gioco prevedono il centrocampo schierato a due (4-2-3-1 o 3-4-3 e derivazioni) o a tre centrocampisti (4-3-3 o 3-5-2 e derivazioni).

Nel primo caso voglio centrocampisti che abbiano caratteristiche più o meno simili, in quanto devono alternarsi nella costruzione e devono essere entrambi attenti alla fase di non possesso (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui). Il discorso cambia nel centrocampo a tre, che deve avere davanti la difesa un giocatore che organizza il gioco, che dia equilibrio, che abbia intelligenza nel capire l’evolversi del gioco nelle due fasi e prendere le contromisure e, non ultimo, deve avere fisicità. Una sorta di libero schierato davanti ai difensori centrali. I due interni devono avere forza nelle gambe e possibilmente la falcata, quella che ti consente di ripartire palla al piede e di avvicinarti in velocità nei pressi dell’area avversaria.

Va da sè che ci vuole equilibrio, nel senso che uno dei due interni deve avere attitudini anche difensive. Una delle ultime novità in questo senso è rappresentata dall’arretramento della sotto punta strutturata fisicamente nella posizione di interno, in modo da lasciargli campo per la sua progressione. Al momento, se dovessi suggerire una nazione che produce centrocampisti completi che hanno tutti i requisiti per giocare a due e a tre, propenderei senza ombra di dubbio per la Spagna, dove dalla Liga a scendere di categoria, trovi centrocampisti completi sotto ogni punto di vista.

Dietro la costruzione di una squadra ci sono una serie di varianti (Art.: Vogliamo costruire una squadra giovane leggi qui) ma nulla può prescindere dall’equilibrio considerando che nel calcio ci sono più fasi. La competenza poi non può essere un “plus”.


 

VOGLIAMO COSTRUIRE UNA SQUADRA GIOVANE

Vogliamo costruire una squadra giovane! 

Si sprecano in questo periodo dell’anno le pompose conferenze stampa dove addetti ai lavori elargiscono a gogò questo concetto. Come se costruire una squadra dall’età anagrafica molto bassa fosse il grimaldello per raggiungere risultati sportivi e di bilancio. Ma tutt’altro!

E’ il primo passo per avvicinarsi con dignità a una sana retrocessione. Se vuoi costruire una squadra composta da giovani perché è l’unico modo per mantenere economicamente la baracca, hai la mia stima in quanto, con i giovani spendi meno e forse, qualcuno può crescere durante la stagione  in maniera esponenziale da fruttare una plusvalenza (Art.: Sui talenti migliori arrivano prima la Red Bull e Raiola leggi qui).

Quindi se è un concetto elargito per una mera motivazione di sopravvivenza, lo dici, scegli un tecnico il cui passato denota che sa lavorare con i giovani facendoli crescere e lo proteggi quando, probabilmente nel suo cammino, ci saranno dei risultati non positivi che avranno carattere di ineluttabilità in una squadra con queste caratteristiche.  Quello che può succedere è che la squadra – per una questione di spensieratezza  e di entusiasmo – parta bene, con discreti risultati all’inizio del campionato, per poi sgretolarsi nel girone di ritorno quando ogni partita diventa difficile e i giovani possono subire la pressione psicologia del risultato.

Allora se credi nel lavoro dei tuoi scout, che ti hanno segnalato i giovani giusti e, soprattutto, nel lavoro del tuo mister, vai avanti fino alla fine e forse coniughi risultato sportivo e quello economico. 

Le squadre vanno costruite con sano equilibrio (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui): I migliori portieri, i migliori difensori centrali (Art.: Il difensore deve sapere difendere leggi qui) e le migliori punte, trovano la loro ragione di essere intorno ai 27-28 anni. Se succede prima siamo di fronte a casi rari e a talenti puri. Allora, per differenza sai dove puoi mettere gli “Under”?  

Accanto ai giocatori esperti, assicurandoti che la colonna vertebrale però sia composta da questi ultimi e sia di acclarato affidamento. E quindi, un portiere di età adeguata, meglio non giovane sempre che non sia un fenomeno. Un centrale difensivo esperto di 28-30 anni e vicino un giovane. Un centrocampista esperto davanti la difesa a distribuire il gioco ed uno o due giovani vicino. Una punta di acclarata efficacia e vicino un giovane. Sugli esterni in una fascia uno esperto e nell’altra uno giovane e magari il giovane, che abbia più vicino il centrale più anziano che possa sostenerlo e guidarlo. Quindi grande equilibrio nel mettere insieme Under e over, e solo allora, i tuoi giovani possono crescere.

La Juventus riesce a far emergere i suoi talenti pur non essendo una squadra giovane. Ha inserito Betancour facendolo giocare in un contesto dove vicino a lui c’erano Matuidi, Khedira e Pianic. E Kean (Art.: Il talento evidente si scopre da solo leggi qui) mi è sembrato cresciuto molto di più nella stagione alla Juventus allenandosi tutti i giorni vicino a Ronaldo e Mandzukic, piuttosto che in precedenza, eppure ha giocato poco.  

Tornando alla volontà di costruire una squadra giovane, la domanda importante che ti devi rivolgere è se hai fatto come team un lavoro di ricerca dei migliori giovani (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui) – affidandoti ad un area tecnica di acclarato livello –  e, hai la certezza che una volta scelti, hai il giusto appeal come società per convincerli ad accettare il tuo progetto? Perché dire di costruire una squadra giovane risulta facile e possono farlo tutti, ma poi devi saperla costruire mettendo in conto che non avrai sempre accesso alle prime scelte e ci saranno presumibilmente momenti difficili.

LA MATCH ANALYSIS TI PERMETTE DI CAPIRE L’ANIMA DI UNA SQUADRA

Prima di cominciare a relazionare sul singolo calciatore, ho iniziato ad osservare le squadre avversarie quasi 18 anni fa e, devo dire che questa è stata una bella formazione per me, che oggi mi supporta quando devo ricercare il talento (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui). Ogni allenatore per cui facevo le relazioni mi ha insegnato qualcosa e sono davvero tanti i tecnici con cui ho collaborato.

In assoluto le basi di questo lavoro me le ha regalate Aurelio Andreazzoli, che oggi tutti osannano, ma che era già bravo venti anni fa (molti sono in Italia i tecnici davvero bravi che non riescono ad emergere e ci accorgiamo di lui e Sarri adesso che hanno sessanta anni). 

Nel tempo, insieme agli spunti che ogni mister mi ha dato, è nata quella che io definisco “la relazione sugli avversari oggettiva”, cioè quella che in qualche modo fosse fruibile da qualsiasi tecnico, su cui poi potevo inserire o togliere qualcosa, andando a modificarla con piccoli accorgimenti per rispondere al meglio a quello che ogni mister mi richiedeva.

Poi il salto di qualità nell’approcciarmi alle relazioni sulle squadre avversarie è stata la conoscenza di Claudio Damiani, attuale responsabile scout del Chelsea per l’Italia, che nel suo libro “Studiare gli avversari e se stessi” spiega un metodo assolutamente replicabile di osservare le squadre e scrivere le relazioni (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).  Per cui, dopo la visione della squadra dal vivo e poi più di qualche volta a video (e qui è fondamentale vedere e rivedere le immagini per fornire utili indicazioni sui calci piazzati), nasce e si sviluppa la relazione sulla squadra avversaria. Dopo aver svolto questa attività per anni, posso dire con certezza che la “Match Analysis” ti offre l’opportunità di capire il giocatore o i giocatori fondamentali per ogni squadra, quelli la cui presenza in campo ne costituisce l’anima.

Vedere e rivedere le immagini con notevoli approfondimenti, in modo da raccogliere tutte le informazioni possibili sugli avversari, ti consente di non sbagliare nell’individuazione di quella che io definisco l’anima o di determinarla con pochi margini di errore. L’Italia che ha vinto i mondiali ne aveva quattro, che erano Buffon in porta, Cannavaro in difesa, Pirlo a centrocampo e Toni davanti. Più anime hai e più corri il rischio di vincere.

Si possono definire come i giocatori che in un contesto di squadra sono fondamentali per il contributo che forniscono che può palesarsi in vari modi, non necessariamente in quello tecnico-tattico. Conoscerli prima, può rappresentare un vantaggio per la squadra che deve affrontarli (Art.: Sui talenti migliori arrivano prima la Red Bull e Raiola leggi qui).

Una squadra prima di cedere questi giocatori deve pensarci bene, perché perdere l’anima significa perdere la personalità che ti contraddistingue. Un esempio non troppo recente che può spiegare al meglio il concetto è rappresentato da Rincon, che quando militava nel Genoa ritenevo non a torto che ne fosse l’anima, consentendole di stare a metà classifica e poi, dopo la sua cessione di gennaio alla Juventus, la squadra ha stentato a vincere partite e si è salvata con grandi difficoltà. Penso anche alla squadra svizzera del Basilea che ha vinto otto campionati di seguito e che ha pensato di privarsi di un pò di giocatori, tra cui l’ultima anima che era rappresentata da Akanji, difensore straordinario (Art.: Il difensore deve sapere difendere leggi qui), consegnando di fatto gli ultimi scudetti allo Young Boys.

Ce ne sarebbero a bizzeffe di esempi, ma è l’idea di fondo che voglio condividere. Un buon osservatore può imparare molto dall’osservazione degli avversari e dalla stesura delle relazioni, una sorta di gavetta per poi passare allo scout sul giocatore singolo. Non è un passaggio obbligato, ma è importante per ridurre i tempi di apprendimento per imparare il mestiere.