Perchè i contratti pluriennali agli allenatori?

L’intervista rilasciata recentemente da Luciano Spalletti relativamente alla possibilità di rientrare in panchina al Milan, venuta meno per l’impossibilità di trovare un accordo di buonuscita con l’Inter, con la quale ancora ha due anni di contratto lautamente pagati, lascia ampio spazio alla discussione.

Probabilmente nell’economia della scelta del tecnico toscano di rimanere fermo hanno pesato altre situazioni, come magari considerare che il subentrare in corsa, inutile negarlo, rappresenta sempre un rischio, nella consapevolezza e nella tranquillità di sentirsi forte dell’accordo in essere, potendo scegliere un progetto che inizi nella prossima stagione con l’opportunità di incidere nella scelta dei giocatori, senza invece adeguarsi a una squadra già costruita da altri (Art.: Chi deve costruire la squadra tra il direttore sportivo e il tecnico? Leggi qui). Addirittura, il mister di Certaldo avrebbe la possibilità di rimanere fermo anche la prossima stagione, qualora, tra le offerte che gli verranno prospettate, nessuna dovesse incontrare i suoi favori. In questo caso, riceverà insieme al suo staff, lo stipendio fino a giugno 2021. SI leggeva nel sito “calcio e finanza” qualche tempo fa, che la squadra interista ha messo a bilancio tra le poste passive, l’intera somma relativamente agli emolumenti del tecnico per circa 25 milioni di euro.

Quello che risulta certo è che il buon Spalletti non ha minacciato nessuno per avere quell’ingaggio e quella durata di contratto, che è stato definito nel libero accordo tra le parti, per cui, bravo Luciano per l’ottimo deal chiuso.

Quanto detto offre l’opportunità di approfondire circa quanto sia corretto far sottoscrivere ai tecnici contratti pluriennali, soprattutto quando vengono assunti e non c’è conoscenza tra le parti (e non è il caso di Spalletti che ha rinnovato mentre era già in carica da oltre un anno, come neanche Allegri rientra in questa situazione, avendo prolungato l’anno precedente) come per esempio è accaduto per la Sampdoria che ha sottoscritto tre anni di contratto con Di Francesco a cifre importanti e che lo ha esonerato dopo poche partite, a seguito dell’inizio di campionato deficitario per i blucerchiati (Art.: Saper fare scouting: gli esempi di Sampdoria e Genoa leggi qui). Ma questo non rappresenta di certo l’unico esempio! Si potrebbe obiettare che legare a sé un tecnico per molti anni rappresenta l’unico modo per una società di averlo sulla propria panchina. Ma quanti sono gli allenatori in Italia che fanno davvero la differenza? Si potrebbe dire, senza timore di essere smentiti, che sono Conte, Gasperini e Juric. Se si è riusciti recentemente a esonerare Semplici a Ferrara, possiamo ritenere qualsiasi altro mister facilmente sostituibile, soprattutto perché ogni allenatore viene messo in discussione dopo tre sconfitte di seguito o dopo quattro partite non contrassegnate da vittoria (Art.: Ma cosa sbagliano gli allenatori? leggi qui).

Si potrebbe anche dire che non è corretto per la squadra di sapere di avere un allenatore a scadenza, ma a Verona, Juric non ha ancora l’accordo per l’anno prossimo e non sembra certamente che stia demeritando, così come Aglietti, sempre all’Hellas, ha vinto lo scorso anno il campionato di B con un contratto di soli quattro mesi (Art.: Saper fare scouting sfruttando gli errori degli altri leggi qui).

Avere contratti pluriennali per una società può rappresentare un problema importante perché, da un lato, vincola nella scelta di un altro tecnico e dall’altro, può risultare un fardello pesantissimo sotto il profilo finanziario. L’Inter, per esempio, avrebbe potuto impiegare diversamente quei 25 milioni di euro che ha messo da parte per pagare un mister inutilizzato. Magari avrebbe completato la rosa con ulteriori giocatori di spessore per ridurre il gap con la Juventus e avere la possibilità di giocarsi lo scudetto fino alla fine (Art.: Il centrocampista deve avere due fasi leggi qui).

Ricordando a tutti che il miglior tecnico e quello che fa meno danni, una notizia Ansa del 5 Febbraio ci rende edotti circa il fatto che Diego Lopez a Brescia ha firmato un contratto con Cellino fino a giugno 2022 (due anni e mezzo). Quanti sono disposti a scommettere che a quella data sarà ancora lui il condottiero delle rondinelle?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *