IL POSSESSO PALLA COME ATTEGGIAMENTO VINCENTE

Capita talvolta di osservare a video una partita e rendersi conto, trascorsa una mezz’ora (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui) , che niente ha catturato la tua attenzione. Pensi che possa essere un tuo difetto di concentrazione e allora, consapevole che non puoi essere sempre al massimo, torni indietro e riparti dall’inizio. Torni allo stesso punto precedente e ti rendi conto che non hai sbagliato e che ti trovi di fronte a una partita dove di fronte ci sono due squadre guidate da tecnici il cui obiettivo è rompere il gioco avversario e magari giocare sulle seconde palle con tanta intensità e ferocia agonistica e con poca qualità. Rompo il gioco e magari attendo l’errore, nella speranza che qualche giocatore ne approfitti e possa scardinare una partita destinata a un risultato ad occhiali. Nulla da contestare a quel mister che, rendendosi conto della scarsa qualità dei suoi (Art.: E’ il tecnico che deve adattarsi a i giocatori e non viceversa leggi qui), non può cominciare il gioco da dietro e portare avanti l’azione con i difensori, ma sarà dura con un gioco sparagnino avere la possibilità di evidenziare talenti.

Capita per contro che ti trovi di fronte a partite dove arrivi alla fine del primo tempo e hai un’idea delle qualità tecniche di ogni giocatore delle due squadre (Art.: Il talento evidente si scopre da solo leggi qui) perché gli allenatori hanno voglia di proporre calcio e sposano un’idea di gioco che coinvolge tutti i giocatori della propria compagine. La realtà è che soprattutto nel nostro Paese il risultato è troppo importante e talvolta vedi giocatori fortemente impauriti che preferiscono la giocata meno rischiosa e più semplice allo scopo di non creare danni alla propria squadra, piuttosto che la giocata magari in verticale che possa liberare l’attaccante davanti al portiere.

“Prendiamoci il punto e se viene qualcosa in più è guadagnato” è l’assioma di certi tecnici. Un pò quello che è successo recentemente alla Juventus in campo europeo a cui si rimproverava la mancanza di personalità e la voglia di imporsi con un gioco “propositivo”.

Ma quello che noto guardando le squadre che hanno nel loro Dna la volontà di esercitare il possesso palla e di provare a offendere l’avversario, è la personalità dei giocatori (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui) che sono in grado di smarcarsi per ricevere e hanno sempre un’idea ragionata di quello che devono fare, grazie ad allenamenti finalizzati che poi produce, per contro, una situazione “bizzarra”, ovvero che gli avversari, dopo che gli è stata nascosta la sfera, in quelle rare occasioni che possono proporre gioco, hanno perso l’abitudine a giocare la palla perché in quella partita non l’hanno mai avuta e te la regalano, sbagliando i passaggi o sbagliando gli smarcamenti. Provate a vedere le partite delle nazionali spagnole o delle squadre di Guardiola e noterete quanto possa essere difficile per le avversarie proporre gioco dopo il lungo e logorante possesso palla avversario. E nel far girare la palla, lo scout riesce meglio ad apprezzare le qualità tecniche dei giocatori, questa è la verità (Art.: L’attaccante deve tirare in porta leggi qui). Adesso non voglio dire che i tecnici che fanno possesso palla siano preferibili agli altri, perché i non fanatici di questo approccio come Sarri o  Gasperini per fare qualche nome, propongono calcio piacevole e redditizio ma, indubbiamente, i primi fanno vedere la loro impronta e contribuiscono  generare talenti.


 

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