L’ATTACCANTE DEVE TIRARE IN PORTA

Dopo aver definito le caratteristiche che un buon difensore e un buon centrocampista (Art.: Il centrocampista deve avere due fasi leggi qui) devono idealmente avere, è il caso di addentrarsi sulle qualità dell’attaccante ideale. Indubbiamente in maniera più che semplicistica si potrà dire che la punta ideale è quella che fa gol, che è un ragionamento assolutamente condivisibile per sintetizzare ai massimi termini. L’attaccante è il riferimento ultimo del gioco, nonché il giocatore più vicino all’area avversaria, per cui ci sta che sia l’atleta deputato alla finalizzazione dell’azione. Ma l’attaccante ideale deve tra le altre cose saper difendere, infatti può essere l’iniziatore del pressing nella metà campo avversaria in modo da orientare la fase difensiva della squadra (Art.: Il difensore deve sapere difendere leggi qui) e determinare i movimenti dei compagni, per cui voglio anche un giocatore che sia aggressivo e che sappia “recare fastidio” ai difensori avversari nell’attuazione del giro palla per cercare di indurli all’errore ed approfittarne.

Un mio caro amico allenatore quando gli ho chiesto informazioni circa un suo attaccante mi ha detto di lui: “è uno che sta sempre attaccato ai difensori e averlo contro è davvero un problema perché non li molla mai”. Complimento notevole per evidenziare la generosità del suo giocatore ma, soprattutto, la pervicacia con cui pressava gli avversari.

Quindi un buon attaccante deve, quindi, saper difendere con la sua attività a favore della squadra che si palesa, oltre che nel pressing, che sarà iniziato in una particolare zona del campo sulla base dei dettami del suo mister (Art.: La match Analysis ti permette di capire l’anima di una squadra leggi qui), anche nei duelli palla a terra e aerei, per cui è necessaria, allo scopo di definirne i requisiti che deve possedere, anche una certa fisicità, che si manifesta in una buona altezza e, soprattutto, in una buona struttura muscolare che non può assolutamente mancare nella prima punta, ossia nell’attaccante finale del 4-2-3-1 o nell’attaccante centrale in uno schema che prevede tre giocatori offensivi. Anche in un attacco a due punte, idealmente almeno una delle due, dovrebbe avere centimetri e stazza, in altre parole dovrebbe essere un “attaccante di peso”.

Date le caratteristiche fisiche di una punta centrale, vanno monitorate con attenzione quelle degli esterni offensivi, cui chiedo non necessariamente altezza, ma sicuramente forza e velocità (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui), allo scopo di superare in corsa gli avversari, con e senza palla e creare superiorità numerica sulla trequarti avversaria. Anche se l’attacco a due, ovvero quello previsto dagli schemi di gioco 4-4-2 o 3-5-2 nel calcio attuale sembra risultare desueto, in quanto siamo permeati di schemi che ne risultano derivazioni, la seconda punta in questi schemi deve avere qualità di velocita e rapidità allo scopo di sfruttare al meglio la vicinanza dell’attaccante più fisico e delle sue eventuali “spizzicate” nel gioco aereo. Stesso discorso per la sotto-punta che gioca alle spalle dell’attaccante centrale nel 4-2-3-1 (schema di derivazione del 4-4-2).

Ovviamente si parla di un “calcio ideale” ovvero quello fatto con criterio e conoscenza, poi va da sé che un tecnico, qualora non abbia giocatori con determinate caratteristiche nella rosa a disposizione che gli consentano di attuare il suo schema preferito, deve adeguarsi e costruire il modulo ideale, ovvero l’abito su misura alla sua squadra che possa evidenziarne i pregi e mascherarne i difetti (Art.: Chi deve costruire la squadra tra il direttore sportivo e il tecnico? Leggi qui).

Premesse le qualità fisiche che il giocatore offensivo deve avere, come si riconosce un buon attaccante? Cercando di semplificare al massimo, credo si possa rispondere dicendo che il buon attaccante è quello che riesce a procurarsi in ogni gara un buon numero di palle gol, perché alla fine è un discorso di numeri: Il buon attaccante tira in porta!

Più tiri in porta, più hai possibilità di essere presente nel tabellino dei marcatori. Recentemente ho osservato la Coppa Sudamericana (Art. Almeno due partite al giorno leggi qui)

e ho avuto ennesima conferma di questo pensiero, perché guardando con attenzione Cavani, ti rendi conto che fa molti gol perché si procura almeno due-tre occasioni nitide a partita. Stesso discorso osservando con attenzione Salah, dove ti rendi conto che arriva a tirare anche più volte durante la partita e solo la sua non eccellente freddezza sotto porta non gli permette di stare accanto a Messi e Ronaldo tra i più grandi.

Ma nelle pieghe di questo discorso e dei nomi fatti, c’è un ulteriore distinguo che fa la differenza: per capire la punta che fa gol devi guardare se è rapido. Questa è la grande differenza tra il bomber e l’attaccante normale. Chi fa molti gol, ha notevole rapidità che gli consente di rubare il tempo ai difensori e tirare in porta, spesso con successo. Se pensi a Pippo Inzaghi o a Montella, non potrai che meglio apprezzare questo concetto.

Cercando poi ancora di semplificare, l’attaccante – e soprattutto quello centrale – deve essere bravo sia nella protezione della palla spalle alla porta, in modo da consentire ai compagni di rifiatare dopo che lo hanno servito e di “salire” nella metà campo avversaria, sia nell’attaccare la profondità, ovvero nell’attaccare lo spazio in modo da proporsi al tiro da una posizione “interessante”, dopo aver ricevuto la verticalizzazione del compagno o averla anche determinata con un suo movimento.

In questo senso può tornare il riverbero che dice “quell’attaccante fa reparto da solo”. Per fare un esempio di attaccanti con queste caratteristiche, non si può non parlare di Higuain o di Dzeko, assolutamente completi, in quanto dotati di intelligenza calcistica e senso del gol, con la prima intesa come la qualità di tenere palla, triangolare, vedere il movimento dei compagni per servirli con la giocata che abbia modi di esplicarsi e tempi corretti.

Ci sono poi attaccanti che i gol “se li inventano”, in quanto da situazioni assolutamente inimmaginabili e non derivanti da schemi di gioco, riescono a procurarsi occasioni e concludere in porta. Un esempio che possa rappresentare al meglio questa frase è rappresentato da Icardi, che sa sempre dove è posizionata la porta quasi come se avesse gli occhi anche dietro la testa.

Negli anni mi sono chiesto il motivo per cui la maggioranza degli attaccanti matura tardi e comincia a fare gol quando si avvicinano i trenta anni e poi, osservandoli soprattutto dal vivo, mi sono reso conto che hanno affinato nel tempo i movimenti finalizzati a smarcarsi per poi concludere. Quando si sente qualcuno dire che “quell’attaccante è sempre libero”, non può essere necessariamente un errore del difensore, ma può sottendere un corretto movimento della punta, che ha saputo leggere l’azione e si è smarcato per ricevere e concludere a rete.

Dopo aver descritto le caratteristiche fisiche e le qualità intrinseche dell’attaccante ideale, provate a vedere una partita magari di un campionato di cui non avete conoscenza e, dopo esservi fatta la vostra idea su quella determinata punta, andate a vedere la sua carriera su un sito gratuito come www.soccerway.it e scoprirete che se ha determinati requisiti, sarà mediamente in doppia cifra realizzativa ogni anno.


 

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