LA MATCH ANALYSIS TI PERMETTE DI CAPIRE L’ANIMA DI UNA SQUADRA

Prima di cominciare a relazionare sul singolo calciatore, ho iniziato ad osservare le squadre avversarie quasi 18 anni fa e, devo dire che questa è stata una bella formazione per me, che oggi mi supporta quando devo ricercare il talento (Art.: Cosa cerco in un calciatore leggi qui). Ogni allenatore per cui facevo le relazioni mi ha insegnato qualcosa e sono davvero tanti i tecnici con cui ho collaborato.

In assoluto le basi di questo lavoro me le ha regalate Aurelio Andreazzoli, che oggi tutti osannano, ma che era già bravo venti anni fa (molti sono in Italia i tecnici davvero bravi che non riescono ad emergere e ci accorgiamo di lui e Sarri adesso che hanno sessanta anni). 

Nel tempo, insieme agli spunti che ogni mister mi ha dato, è nata quella che io definisco “la relazione sugli avversari oggettiva”, cioè quella che in qualche modo fosse fruibile da qualsiasi tecnico, su cui poi potevo inserire o togliere qualcosa, andando a modificarla con piccoli accorgimenti per rispondere al meglio a quello che ogni mister mi richiedeva.

Poi il salto di qualità nell’approcciarmi alle relazioni sulle squadre avversarie è stata la conoscenza di Claudio Damiani, attuale responsabile scout del Chelsea per l’Italia, che nel suo libro “Studiare gli avversari e se stessi” spiega un metodo assolutamente replicabile di osservare le squadre e scrivere le relazioni (Art.: Seguire un metodo di scouting leggi qui).  Per cui, dopo la visione della squadra dal vivo e poi più di qualche volta a video (e qui è fondamentale vedere e rivedere le immagini per fornire utili indicazioni sui calci piazzati), nasce e si sviluppa la relazione sulla squadra avversaria. Dopo aver svolto questa attività per anni, posso dire con certezza che la “Match Analysis” ti offre l’opportunità di capire il giocatore o i giocatori fondamentali per ogni squadra, quelli la cui presenza in campo ne costituisce l’anima.

Vedere e rivedere le immagini con notevoli approfondimenti, in modo da raccogliere tutte le informazioni possibili sugli avversari, ti consente di non sbagliare nell’individuazione di quella che io definisco l’anima o di determinarla con pochi margini di errore. L’Italia che ha vinto i mondiali ne aveva quattro, che erano Buffon in porta, Cannavaro in difesa, Pirlo a centrocampo e Toni davanti. Più anime hai e più corri il rischio di vincere.

Si possono definire come i giocatori che in un contesto di squadra sono fondamentali per il contributo che forniscono che può palesarsi in vari modi, non necessariamente in quello tecnico-tattico. Conoscerli prima, può rappresentare un vantaggio per la squadra che deve affrontarli (Art.: Sui talenti migliori arrivano prima la Red Bull e Raiola leggi qui).

Una squadra prima di cedere questi giocatori deve pensarci bene, perché perdere l’anima significa perdere la personalità che ti contraddistingue. Un esempio non troppo recente che può spiegare al meglio il concetto è rappresentato da Rincon, che quando militava nel Genoa ritenevo non a torto che ne fosse l’anima, consentendole di stare a metà classifica e poi, dopo la sua cessione di gennaio alla Juventus, la squadra ha stentato a vincere partite e si è salvata con grandi difficoltà. Penso anche alla squadra svizzera del Basilea che ha vinto otto campionati di seguito e che ha pensato di privarsi di un pò di giocatori, tra cui l’ultima anima che era rappresentata da Akanji, difensore straordinario (Art.: Il difensore deve sapere difendere leggi qui), consegnando di fatto gli ultimi scudetti allo Young Boys.

Ce ne sarebbero a bizzeffe di esempi, ma è l’idea di fondo che voglio condividere. Un buon osservatore può imparare molto dall’osservazione degli avversari e dalla stesura delle relazioni, una sorta di gavetta per poi passare allo scout sul giocatore singolo. Non è un passaggio obbligato, ma è importante per ridurre i tempi di apprendimento per imparare il mestiere.

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